Tre appunti per la Roma dei sogni

Rifiuti, decoro urbano e mobilità i fondamenti per un rilancio della Capitale.

Ne abbiamo sentite tante su Roma, negli ultimi anni. E non vogliamo rubricare l’ennesimo cahier de doléances. Per una volta pensiamo positivo. Meglio, pensiamo “propositivo”.

Se immaginiamo come dovrebbe essere la Roma ideale, la desideriamo pulita, efficiente, in movimento. E magari anche un po’ più bella del giorno prima.

Gli ambiti in cui operare per rendere percepibile e sostanziale un progresso qualitativo della città, li possiamo limitare a tre: rifiuti, decoro urbano, mobilità.

Sui rifiuti, la gestione dell’emergenza, pur doverosa e indispensabile, non rappresenta però la soluzione del problema nel medio e lungo termine. Occorre approntare strategie di sistema, per l’immediato futuro.

La strada è quella di puntare a un ciclo che abbia l’impatto ambientale minimo e al contempo sappia trasformare il rifiuto in risorsa. Esistono molti sistemi virtuosi, già presenti un po’ in tutta Europa, che possiamo importare o rimodulare. Ed è bene che si facciano subito scelte intelligenti, senza schizzinerie o schermi ideologici. Ma il presupposto comune è sempre lo stesso: differenziare la raccolta. Finché non si attiverà un sistema di controllo efficiente affiancato ad una politica premiante-punitiva per il cittadino, non avremo risultati utili nel breve periodo. Se invece saremo vincolati a differenziare tutti, e a farlo bene, anche per Roma si aprirà un mondo: scopriremo, con il compostaggio, di poter recuperare l’umido per fertilizzare i nostri campi; con i termovalorizzatori dell’indifferenziato, di ricavare elettricità e teleriscaldamento per i nostri impianti; di riciclare poi un’altissima percentuale di vetro, plastica e carta. E infine di ridurre ad una minima quota il residuo da eliminare in discarica. Città più pulita, quindi, ed efficiente. Trovando anche un’alternativa più decorosa e discreta ai secchioni ammaccati, disordinati, troppo spesso stracolmi e maleodoranti che deturpano le nostre strade.

Si pensi che se oggi paghiamo una giusta tassa sui rifiuti per un problema quotidiano che contribuiamo ad accrescere, quando domani i nostri scarti produrranno risorse, quella tassa diventerà un premio.

Dai rifiuti al decoro urbano il passo è breve. Roma è trasandata, sciatta, e si vede. Le strade sbrindellate, d’accordo. Ma anche il graffitismo vandalico e dilagante. L’incuria dell’arredo urbano. Il periodico sfregio ai monumenti. E soprattutto il verde, che è una delle grandi risorse della capitale. Le antiche ville che circondavano la città storica sono state nel tempo parzialmente rimpiazzate dall’urbanizzazione, ma rimangono meravigliosi parchi invidiati da tutto il mondo, che contribuiscono a rafforzare l’unicità e la specificità della Città Eterna. E poi tanti giardini, aree di verde pubblico e straordinari parchi archeologici. Viali alberati un po’ ovunque. Eppure, tutto questo verde è un’arma a doppio taglio: è il paradiso ideale, se ben tenuto; è la metastasi del disdoro urbano, se trascurato. Ecco dunque che la soluzione al problema passa per la manutenzione del verde pubblico. Con una parola chiave:

responsabilità. Si divida la città in lotti di verde e si affidi ogni lotto ad un gestore, senza regimi di monopolio e con un rigoroso programma di intervento. Rinnovando il ruolo solo sulla base di un risultato oggettivo, monitorato periodicamente. Nel contempo si ridimensioni e si ristrutturi l’ufficio giardini del comune, se non funziona.

Un’altra via per occuparsi di decoro urbano in modo pervasivo e al contempo incisivo sulla mobilità, è quella delle piste ciclabili. L’uso della bicicletta è in aumento, in città. Ma il ciclista ha poche sedi dedicate, e costituisce un rischio per sé e per gli altri. In più molte delle cosiddette piste ciclabili esistenti, sono semplici sverniciate di interi marciapiedi, che costringono passanti e velocipedi ad una indebita e imprudente condivisione dello stesso percorso. Non funziona così nelle città dove la bici è di casa. Esistono strade per le auto, marciapiedi per i pedoni e percorsi ciclabili separati e ben delimitati, con tanto di segnaletica a terra e su palo. Progettare, o meglio, riprogettare un intero sistema di ciclabili diffuso in tutto il territorio urbano è anche l’occasione per ripensare l’arredo urbano e l’illuminazione, risistemare i marciapiedi, i cigli delle strade, la pavimentazione e l’asfalto.

Infine la mobilità. Il sistema Metrovia che abbiamo proposto è una soluzione fattibile, previa volontà delle parti, per dotare Roma di 6 metropolitane di superficie in tempi accettabili e in modo anche progressivo, sfruttando le sedi dei treni urbani e regionali. Con il principio cioè del riuso, della trasformazione e di una riorganizzazione efficiente di ciò che già esiste.

Questo è il presupposto irrinunciabile per un tangibile salto di qualità dell’intero sistema. Perché è il trasporto veloce su ferro, svincolato dal traffico e in grado di fare rete, l’unico sistema davvero efficace e universalmente adottato dalle grandi metropoli. Roma è molto indietro, ma ha l’occasione di recuperare il passo, se vuole.

Attorno al sistema Metrovia, c’è tanto altro da fare: tram, monorotaie, funivie, car sharing (oltre alle linee C e D della metro). Ma sono vasi sanguigni che svolgeranno sempre funzioni parziali, che restano fini a sé stessi senza una rete di arterie metropolitane cui collegarsi.

Questo è un ampio pezzo della Roma che sogniamo.

Mancano risorse economiche, sicuro. Ma negli ultimi dieci anni, a causa di sprechi, ritardi e scarsa visione, gli investimenti su Roma si sono rivelati un vuoto a perdere. Se però chi amministra riesce a creare i presupposti per un progetto di rinascita, con obiettivi e percorsi chiari e condivisi, investire sulla capitale significherà investire sull’immagine del Paese.

Perché se rinasce Roma, rinasce l’Italia.