Tor di Valle, metropolitane, periferie: ripensare il modo di pensare

Noi lo avevamo intuito che non si sarebbe fatto a Tor di Valle. Troppi problemi da risolvere, e troppo costoso, quello stadio. (Vedi più giù lo Spiegone in questione).

Lo avevano intuito e un po’ ci speravamo, che lo stadio della Roma si facesse altrove. Perché all’ ippodromo di Tor di Valle siamo affezionati (e forse non soltanto noi). Ma soprattutto perché eravamo davvero stufi di veder dipendere le sorti della Roma Lido da un progetto faraonico che ha sempre stentato a decollare.

E’ stato assurdo tenere ostaggio nelle mani di un privato una linea metropolitana strategica, per risparmiare qualche soldo, quando la Capitale e il suo affaccio al mare hanno da sempre fame ed urgenza di un collegamento frequente, rapido ed efficiente, per le 100.000 persone che ogni giorno si muovono dai due centri. Non poteva essere lo stadio il pretesto per fare una metro che serve invece a prescindere. Roma la smetta di procedere per episodi, e cominci finalmente a pianificare e a realizzare ciò che le serve, senza aspettare l’improbabile arrivo di una manna dal cielo.

Da quasi un anno la gestione della linea è tornata alla Regione. Ci auguriamo che, archiviato questo lungo ed annoso equivoco dello stadio, adesso si cominci a fare sul serio.
Ma, dicevamo, avevamo intuito questo epilogo e a settembre abbiamo lanciato una provocazione che resta un’idea sul piatto, un appunto per l’amministrazione che verrà: recuperare la vocazione ippica di Tor di Valle, salvaguardandone il valore architettonico ed evocativo, trasferendovi il Centro Ippico Militare di Tor di Quinto. Il motivo è semplice: con la chiusura dell’anello ferroviario e la creazione del nodo di scambio di Tor di Quinto, verrà a galla il problema dell’isolamento di quella stazione, confinata nel nulla dalla presenza della vasta area militare e del suo ippodromo.

Spostare questo complesso a sud, più vicino al quartier generale della Cecchignola, dunque, può essere da un lato l’occasione per avvicinare corpi e funzioni della difesa. Dall’altro per recuperare un sito abbandonato (Tor di Valle) e liberarne un altro (Tor di Quinto), dove poter creare quella densità urbana tanto necessaria alla mobilità.

Costruire ancora, consumare suolo? No, il modello che proponiamo è quello di favorire il trasferimento delle periferie in un luogo più urbano ed umano. Demolire alcuni edifici ormai falliti e fatiscenti di cui sono cosparse le zone più deteriorate della città e ricostruire un nuovo, moderno quartiere, migliorando le condizioni di vita e ambientali di tante persone. Densificare dove serve e riconsegnare i margini della città slabbrata e degradata al verde o alla campagna.

Stadio, mobilità, periferie. Roma ha bisogno di immaginarsi diversa e di osare. E’ così che può rinascere una grande capitale.