Metrovia, un progetto e un metodo

modello di trasporto per Roma
modello di trasporto per Roma

Era la metà del 2016 quando Metrovia muoveva i primi passi. Ad oggi, due anni intensi: il primo di gestazione, di studio e organizzazione; il secondo di sviluppo, grazie ad una squadra che ha saputo portare il progetto alla maturazione odierna.

La Metrovia è soprattutto un progetto di mobilità urbana, ma è anche molto altro. Un metodo. È un esperimento ben riuscito di comunicazione, è partecipazione dei cittadini, è capacità di fare rete anche nelle diverse realtà associative.

Il culmine di questo primo percorso è stato il grande exploit ottenuto dalla Metrovia con la consultazione popolare sul portale del PUMS: proposta più votata, con ampio distacco.

È assai apprezzabile che anche il Comune di Roma, concordemente a quanto indicato dalle direttive europee, abbia aderito all’osservatorio PUMS.

Un’ottima iniziativa, che ha valorizzato il coinvolgimento dei romani e li ha resi partecipi non solo in fase propositiva, ma anche in modo più attivo, consentendo loro di esprimere preferenze e giudizi. E i cittadini hanno indicato un chiaro orientamento, premiando – guarda caso – due interventi organici, che fanno rete: la Metrovia, con le sue metropolitane di superficie ricavate dal riuso della rete ferroviaria, e W:e.b. il Biciplan, il piano della Roma ciclabile.

Ora però, malgrado il successo ottenuto dal nostro progetto, i primi segnali sono stati equivoci.

Un incidente di percorso dell’Amministrazione ha impedito, in conferenza stampa, di annunciare i risultati esatti della consultazione, oscurando di fatto proprio l’indubbio successo delle due proposte più votate.

Il chiarimento che ne è seguito con Roma Mobilità, se da un lato ha prodotto le graduatorie corrette del 28 febbraio (quelle finali, visibili sul portale), dall’altro non ha rimediato al danno della mancata pubblicità dei progetti vincitori, neppure a seguito del nostro sollecito.

“Non è una gara e tutte le proposte hanno pari dignità, dalla semplice rotatoria al progetto di sistema –ci è stato detto, tra le varie cose, in quella sede- e tutte saranno valutate allo stesso modo”.

Attenzione, però. Con la Metrovia non siamo di fronte a una proposta qualunque, ma ad un progetto d’insieme, esteso su tutta la città. A un metodo.

Non è un intervento minore o puntuale, ma un sistema capace di fare rete.

Non una delle tante proposte che replicano e rafforzano interventi già previsti dal piano regolatore, ma una soluzione nuova, originale, innovativa.

Un progetto che è in grado di condizionare l’intero sistema di trasporti urbani.

Per tutti questi motivi ha ottenuto una valanga di consensi.

Dunque, è proprio da qui che si deve partire con le verifiche. Perché è attorno alla Metrovia che si può disegnare un nuovo modello di trasporto, da corredarsi con le tante altre proposte emerse e con esso compatibili.

Non vorremmo che la portata del successo del PUMS (cui i due progetti vincitori hanno contribuito in buona parte) e i suoi innegabili meriti, vengano depotenziati o vanificati da una lettura poco efficace dei suoi risultati. Che sono chiarissimi, e che hanno premiato, oltre al tanto agognato prolungamento della Metro C, due progetti organici, risolutivi e complementari, che prefigurano una Roma più efficiente, più connessa e più pulita.

L’asticella alza il suo livello e la Metrovia, forte del suo consenso, guarda ai tavoli dove si decide. La sfida, dal basso punta verso l’alto: Comune, Regione, ferrovie. Ma anche sindacati, gestori, mondo produttivo, comitati di zona e pendolari.

Siamo certi che sia la stessa Roma che abbiamo in mente tutti. Andiamo avanti su questa strada. Guardiamo a Roma nel suo insieme, progettiamo un sistema.