Le grandi stazioni di Roma

Con La Metrovia si passa da un sistema “Terminicentrico” a un modello policentrico di stazioni. Cresce molto il ruolo di Ostiense, Termini e Tiburtina si bilanciano, si aggiunge il nodo di Pigneto.

Come cambia il sistema delle stazioni prima e dopo il sistema di Metrovia?

Abbiamo messo in relazione i nodi della mobilità, sulla base del traffico su ferro e della quantità di linee servite, al fine di ottenere un peso per ciascun nodo e una gerarchia tra i nodi stessi.

Per ciascun nodo, si è calcolato il numero di convogli giornalieri di ogni linea su ferro (treno, metro, tram) che vi effettua una sosta. Il risultato è stato poi moltiplicato per un coefficiente proporzionale al numero totale di linee su ferro che serve il nodo.

Ne ricaviamo i poli della mobilità (e della mobilità urbana, con escluso il traffico ferroviario a lunga percorrenza).

Le grandi stazioni oggi

In nodo di Roma presenta oggi un sistema “Terminicentrico’’.

Esiste un complesso di stazioni dislocate in vari punti della città, ma su quella principale continua a gravare il grosso del traffico ferroviario complessivo. Termini e Tiburtina sono le due stazioni per l’Alta Velocità, con un rapporto lievemente a vantaggio della prima.

Ma Termini è anche la principale destinazione per il traffico dei treni regionali e a lunga percorrenza. Ed è stato da sempre l’unico nodo di scambio metropolitano, solo di recente affiancato da San Giovanni, e in prospettiva da Pigneto. Infine è capolinea di molti autobus, dei taxi e di linee tram.

Le grandi stazioni domani

Applicato al sistema Metrovia, lo stesso criterio di calcolo ci offre un panorama del traffico della mobilità su ferro molto diverso. Alla moltiplicazione delle metropolitane si aggiungono i Metrotram, quale sistema su ferro ad alta efficienza.

Ecco le tabelle con i poli della mobilità e i poli della mobilità urbana.

Con il sistema Metrovia le stazioni romane beneficiano di un evidente riequilibrio del traffico treni, dando vita ad un vero sistema policentrico.

A fronte di un quadruplicamento generale delle frequenze sul nodo di Roma, dovuto al drastico aumento di metropolitane e metrotram, al raddoppio delle frequenze di Termini, fanno riscontro i traffici su Ostiense e Tiburtina, che triplicano. E quelli sulle altre stazioni, che aumentano in modo esponenziale. Pigneto inoltre nasce come nuovo caposaldo del trasporto urbano e regionale.

Le proporzioni tra i diversi poli della mobilità subiscono quindi un forte bilanciamento.

Termini ridimensiona fortemente il ruolo primario e si accompagna ad un gruppo di stazioni principali, che costituisce il nuovo sistema politcentrico: Ostiense, Pigneto e Tiburtina.

Segue un altro nucleo di stazioni secondarie, che aumentano la loro influenza: Trastevere, Eur Magliana-Villa Bonelli, Flaminio e Tuscolana.

Occorre poi segnalare la stazione emergente di Venezia, destinata a crescere notevolmente (assieme a Trastevere) con la realizzazione di M10, quale polo di mobilità esclusivamente urbano.

Infine, dal computo è esclusa l’area di Porta Maggiore, che è un vero e proprio snodo metrotranviario e metropolitano, con un peso tutt’altro che secondario. Ma, per convenzione, si è voluto considerare “nodi” quelli dove avviene almeno uno scambio tra reti metropolitane e/o ferroviarie.