Anno nuovo, Roma nuova

Fermata dell’autobus. Un signore irrequieto sbuffa e si sporge sulla carreggiata, scrutando l’orizzonte stradale, oscillando lo sguardo tra l’orologio e il cielo, perché quel dannato mezzo non passa mai. E quando finalmente ne avvista la sagoma dal fondo, ricomincia la smaniosa attesa dell’avvicinamento, lentissimo, con l’autobus che si dinoccola nel traffico, tra l’ingorgo e i semafori.

Ci spostiamo sulla tangenziale. Ora di punta. Auto incolonnate, ferme. I minuti inesorabilmente scorrono. Si cammina a passo d’uomo. Imprigionate nelle lamiere, centinaia di persone imprecano impotenti, sognando di mettere le ali al proprio mezzo che le inchioda lì, senza alternative. E già pensano al prossimo inferno quando, superato l’intasamento, dovranno girovagare a lungo per scovare un buco dove infilare la macchina.

Scene quotidiane da una città invivibile, cui nostro malgrado ci siamo abituati. E mentre questo accade, altrove si guarda tutt’altro film. A Londra la macchina, quando c’è, resta in garage perché non serve. A Berlino corrono treni suburbani sopra le teste, ad ogni minuto. A Parigi si prende quasi solo la metro, tempo d’attesa novanta secondi.

Per Roma vogliamo pensare a un futuro diverso dalla tragedia odierna. Ma un futuro che sia domani, e non fra cent’anni. Un futuro possibile, perché Roma una ricetta ce l’ha, ed ha quel che serve, non difetta di nulla. Aspetta solo un po’ di coraggio e di volontà politica.

Anche Roma si potrà muovere su ferro, con una rete integrata e ben articolata. Una ferrovia circolare, sei metropolitane di superficie, tre ipogee. Così come previsto nel sistema Metrovia. Meglio se completata con la Metro C fino a piazzale Clodio e con i prolungamenti delle metro esistenti. E con un collegamento sotterraneo nord-sud che agganci la Roma Lido alla Roma Nord, dotando il centro storico di quattro nuove importanti fermate ipogee, come sarà illustrato nel prossimo aggiornamento del progetto (e come anticipa Corrado Cotignano sul portale del PUMS).

Immaginiamo grandi parcheggi alle porte della capitale, in prossimità dei capolinea e delle fermate esterne, vicino al GRA e alle arterie periferiche. I pendolari su gomma lasciano la macchina e in città si muovono su ferro, mentre chi arriva in treno non avrà alcun disagio rispetto ad oggi, ma solo la possibilità di scegliere tra il proprio convoglio o il trasbordo al capolinea sulla rete di Metrovia.

Roma un po’ simile a Berlino, con le metropolitane di superficie. Un po’ londinese, con una ferrovia urbana circolare di ricucitura di tutte le metro. E un po’ “Ville Lumière” grazie ad un sistema multipolare di stazioni, dove la centralità di Termini (sempre viva) viene riequilibrata a vantaggio di Ostiense e di una pluralità di grandi vecchie stazioni e di nuove come Pigneto e, in prospettiva, Flaminio.

Ma questo è solo il reticolo primario del ferro. Roma avrà bisogno anche di una maglia secondaria, che potrà prendere avvio non appena le nuove metropolitane integrate avranno cominciato a ridurre la circolazione del mezzo privato, offrendo a molti una valida alternativa. Parliamo dei metrotram. Non semplici linee tranviarie, ma convogli con alta frequenza, alta capacità di trasporto e soprattutto percorsi in sede protetta con priorità di transito agli incroci. Possono esistere almeno una decina di queste linee, capaci di affiancare o di rimpiazzare il traffico su gomma nei grandi tracciati, collegate in più punti al sistema Metrovia (e l’agognato Saxa Rubra – Laurentina ne è solo un esempio).

Ecco dunque come può prendere forma un vero sistema capillare, in grado di connettere Roma in tutte le direzioni, di offrire finalmente un servizio di trasporto pubblico efficiente ed efficace. Con tempi, costi e disagi contenuti, se a tutti i livelli si decide di investire davvero sulla capitale, con tappe e obiettivi certi.

Il bello è che il gioco non finisce qui. Con i trasporti la città si trasforma: percorsi pedonali, piste ciclabili, arredo urbano, piazze riqualificate, luoghi da valorizzare.

Pensiamo ad esempio alla piazza di Porta Maggiore, ricca di monumenti noti (la porta, l’acquedotto, il sepolcro di Eurisace) e meno noti (la basilica sotterranea). Oggi grande spartitraffico di lusso, caotico e dispersivo, è un luogo assai poco attrattivo per i visitatori. Domani diventa una vasta area ricucita, servita dalla metropolitana, da girare a piedi, con il traffico incanalato ai margini e nuove e vecchie attrazioni alla portata del pubblico.

Pensiamo al tombamento del Pigneto e all’estensione dell’intervento al cavalcavia ferroviario di Casilina vecchia, che può regalare al paesaggio urbano un tratto pressoché integro dell’Acquedotto Felice, oggi per lo più nascosto alla visuale, rigenerando un luogo chiuso, marginale e irrisolto.

Con l’incedere dei nuovi trasporti, Roma può rinvigorire il suo volto, regalarci molte sorprese, incantarci con soluzioni capaci di valorizzare il suo immenso patrimonio.

Aspettiamo dunque l’anno che verrà. Ci piace pensare che possa essere l’inizio di un nuovo capitolo, l’occasione per voltare pagina e cominciare a scrivere un racconto diverso.

E allora tanti auguri Roma, per un anno pregno d’amore e di attenzione. Amore e attenzione, alla faccia del proverbiale “che tte frega”, vera fregatura di questa città. Dal 2018 impegniamoci, tutti quanti e tutti insieme, a volerti bene.